La Bella di Lodi
Submitted by Anonymous on May 27, 2009 - 13:11.La genesi del romanzo La bella di lodi è molto singolare. Alberto Arbasino pubblicò un racconto sulla rivista “Il Mondo” nel 1960 dal titolo La bella di Lodi.
Nel 1963 decise di farne un film: Missiroli seguì la regia e aiutò Arbasino nella stesura della sceneggiatura. Nove anni dopo ecco uscire infine il libro, che mantiene sempre lo stesso titolo.Quindi siamo in uno di quei pochi casi in cui il romanzo viene scritto dopo il film. Sicuramente le immagini girate hanno influenzato molto il testo. Leggendo il libro sembra quasi di trovarsi davanti a una sceneggiatura desunta. Le descrizioni dei luoghi sono secche e telegrafiche, e rispecchiano in gran parte quelli del film; il ritmo è spezzettato come il montaggio, e ci fa saltare da un posto all’altro. Prima in camera, poi al lago, di nuovo in camera, poi al ristorante. I protagonisti della vicenda sono due giovani, Roberta e Franco. Lei è una ragazza bene, è raffinata e ricca. Lui è un operaio dell’ACI, burbero e scontroso. Fra varie vicende, litigate e botte i due alla fine si ritrovano sempre, attratti l’uno all’altra come calamite appassionate.È proprio qui che il romanzo cambia strada rispetto al film. Sulla passione. Erano anni diversi, c’era più censura, si era più pudichi, per dirla in modo differente. Già la schiena nuda della Sandrelli fece bollare il film come “vietato ai minori di 14 anni”. Era impossibile rendere appieno il rapporto morboso che si instaura fra i due protagonisti. Nel romanzo le cose sono diverse. L’alchimia fra i due è resa benissimo dalle scene di sesso inserite da Arbasino, scandite da dialoghi molto spinti. È per questo che nel film Franco appare come un bamboccione in balia della più decisa Roberta, mentre in realtà, nel testo, i due si fronteggiano alla pari e spesso è Franco a prendere il sopravvento grazie alla sua virilità.Grande costante sia del libro che del film sono le macchine. Da corsa. Franco ne è letteralmente innamorato, una passione grande quasi quanto quella per Roberta; una passione che verrà spinta al limite facendogli rischiare anche la vita. Macchine e motori, strade e autostrade, e, naturalmente, tutto quello che c’è ai bordi delle autostrade. La scena proposta si svolge in un ristorante della catena Pavesi, come specifica nel testo lo stesso Arbasino, prima che si fondesse assieme alla Alemagna e alla Motta per creare l’odierna Autogrill. Franco e Roberta si vedono spesso lì, dopo il turno di lui. È un posto dove mangiare, star tranquilli, un punto d’incontro. E poi: “bel fresco... non caro... si mangia mica male... non ti fanno aspettare...”, come dice la stessa Roberta.
La bella di Lodi è la dimostrazione che un’idea può vivere indipendentemente dal mezzo utilizzato. Nasce come un racconto, diventa sceneggiatura, film e infine libro nella sua forma canonica. Arbasino ha precorso i tempi creando un’opera, a tutti gli effetti, multimediale.
MARCO BRUSCHI
