Una settimana all'aeroporto
Submitted by onthemove on April 22, 2010 - 08:08.
“In un mondo pieno di caos e imperfezioni, il terminal mi parve un rifugio prezioso e affascinante, pieno di logica ed eleganza…se mi avessero chiesto di portare un marziano a visitare un luogo che racchiudesse efficacemente tutto lo spettro dei temi che percorrono la nostra civiltà… mi sarei senz’altro diretto verso gli atri delle partenze e degli arrivi.”
Nell’estate del 2009 il noto scrittore Alain de Botton è stato invitato da BAA a trasferirsi per una settimana nell’atrio delle partenze, in una scrivania posta tra la zona D e la zona E, dello scalo londinese di Heathrow. Obiettivo, raccogliere impressioni e testimonianze e rielaborarle in un volume. Ne è venuto fuori un libro - Una settimana all’aeroporto - divertente ma anche riflessivo.
Così, ad esempio, descrive “la più grande libreria del terminal”:
“..dal numero di copertine macchiate di sangue si poteva forse trarre una conclusione: un’ampia fetta della categoria passeggeri nutriva un acuto desiderio di provare spavento. Lassù in alto, sopra la Terra, desideravano assaporare il panico di essere assassinati, per dimenticare paure più banali come quelle relative al successo di un convegno a Salisburgo… . Lì accanto, su un altro scaffale, c’era un assortimento di romanzi classici disposti non per autore o titolo, ma a seconda del paese in cui erano ambientati. Come guida a Praga si suggeriva Milan Kundera, mentre Raymond Carver avrebbe dovuto rivelare la recondita personalità delle cittadine disseminate tra Los Angeles e Santa Fe. Una volta Oscar Wilde affermò che c’era meno nebbia a Londra prima che James Whistler iniziasse a dipingere, e c’è da chiedersi se il silenzio e la malinconia dei piccoli centri dell’Ovest degli Stati Uniti non fossero meno evidenti prima che Carver iniziasse a scrivere.”
